Opporsi al Bullismo – Esperienza sul campo

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Opporsi al Bullismo – Esperienza sul campo

A cura del team “La Voce per Eco” ETS

All’interno dei percorsi educativi proposti dall’Associazione “La Voce per Eco” ETS, si inserisce il progetto “Opporsi al Bullismo”, realizzato presso un Istituto Comprensivo di Roma, rivolto alle classi delle medie inferiori.

Il percorso è articolato in tre incontri e pensato per offrire agli alunni uno spazio di educazione al rispetto dell’individuo e dell’alterità, spazio di riconoscimento delle emozioni, di consapevolezza comunicativa e infine di riflessione e confronto sul tema del bullismo e delle relazioni tra pari.

Il corpo docente ci ha segnalato forti difficoltà nella gestione di una classe, in particolare di terza media, in cui ha rilevato dinamiche relazionali altamente problematiche che hanno richiesto il nostro intervento. Fin dal primo incontro è stato possibile confermare che il clima fosse in effetti caratterizzato da forte disgregazione e da una prevalenza di comportamenti oppositivi, tali da rendere complesso lo svolgimento dell’effettiva attività educativa o psicologica in essere.

Durante le attività iniziali, il gruppo classe si è mostrato a noi con comportamenti opposti: alcuni alunni risultavano partecipi e collaborativi, altri disturbavano, deridevano e si opponevano attivamente; un alunno si è addirittura rifiutato di lavorare ed è uscito urlando.

Sin dall’inizio si sono palesate azioni di bullismo subite da un’alunna divenuta bersaglio di battute, offese e atteggiamenti di esclusione. I responsabili di tali azioni hanno tentato, a momenti alterni, anche di manipolare la realtà fattuale. Nel gruppo classe sono emerse tre fazioni: la prima composta da alunni partecipativi e attenti che subivano le violenze; la seconda da ragazzi con atteggiamenti oppositivi, svalutanti e di bullismo; la terza, infine, da ragazzi che, si difendevano isolandosi che rimanevano apparentemente neutrali e in silenzio.

L’alunna oggetto di violenza ha mostrato evidenti segnali di sofferenza e impotenza: ha nascosto l’emozione del pianto con un finto sorriso che è apparso invece sfidante agli occhi dei bulli, che a loro volta hanno amplificato e implementato l’azione violenta.

Altri alunni hanno espresso un forte bisogno di parlare e di raccontare le loro emozioni e il loro vissuto in classe che ha attivato nuovamente reazioni di scherno da parte dei bulli.

Nel corso del secondo incontro, la situazione è degenerata: nonostante l’impostazione a cerchio e il tentativo di favorire la comunicazione attraverso esercizi anonimi e simulazioni; la solita minoranza ha impedito il normale svolgimento delle attività che sono culminate in episodi di minacce, azioni di violenza attiva con urla in faccia accompagnate da espressioni come: “Ti zittisco mettendoti la carta in bocca”. Le dottoresse sono intervenute tempestivamente affrontando in gruppo questo episodio, ma i ragazzi in questione hanno protestato non riconoscendosi come artefici della violenza appena perpetrata, accusando invece le psicologhe di “schierarsi solo dalla parte della ragazza in questione” e svalutandone la loro figura professionale con frasi come: “Non mi servono le psicologhe perché ci vanno solo i matti”.

Alcune studentesse hanno espresso il disagio vissuto in classe, mostrando stanchezza, esasperazione e rassegnazione.

Qualcuno di loro ha affermato “Sono immaturi, è impossibile parlare con loro. Menomale che il prossimo anno andiamo al liceo e non li dobbiamo vedere più”. Sentendo queste parole i ragazzi le hanno derise e insultate.

Al termine dell’incontro, mentre le psicologhe lasciavano l’aula tra scherni e cori denigratori nei loro confronti, il resto della classe ha espresso dispiacere per la fine del percorso.

Questa esperienza ha reso ancora più evidente l’importanza dell’unione e della collaborazione del corpo docente: solo un gruppo insegnante coeso, in grado di condividere strategie comuni e linee educative coerenti, può garantire un contenimento delle dinamiche disfunzionali in un contesto evolutivo ed educativo. Parallelamente, risulta fondamentale promuovere una comunicazione efficace e bidirezionale tra insegnanti e alunni, affinché i ragazzi percepiscano la presenza di figure adulte autorevoli, capaci di accogliere e rielaborare i disagi in chiave costruttiva.

Situazioni così al limite e già strutturate nella dinamica di violenza producono negli operatori un vissuto di frustrazione ed impotenza che diventa lo specchio del vissuto degli alunni stessi: tutti i componenti della classe infatti sono in una condizione di sofferenza, bulli compresi.

L’intervento in classe è risultato arduo, considerata la totale anarchia che ha caratterizzato il gruppo classe, episodi di violenza verbale e agita non solo tra pari, ma anche nei confronti degli insegnanti e delle figure adulte: senza strategie preventive e coordinate, qualsiasi intervento isolato rischia di rimanere inefficace.

In virtù degli elementi emersi sarebbe pertanto opportuno agire precocemente sin dalla prime classi, con un percorso strutturato e continuativo che preveda di:

1. Organizzare il contesto e la didattica:

– Introdurre attività cooperative e laboratoriali che favoriscano il lavoro di gruppo, l’ascolto attivo reciproco e la conoscenza autentica tra pari.
–  Valorizzare i momenti di condivisione delle emozioni (es. circle time).

2. Potenziare la coesione tra le varie figure educative:

– Avviare riunioni settimanali di co-progettazione educativa tra docenti e figure esperte, per costruire strategie comuni di gestione emotiva e relazionale.
– Sostenere le insegnanti nel recupero dell’autorevolezza educativa, che si costruisce attraverso un percorso di comunicazione efficace che comprenda coerenza educativa, presenza emotiva e valorizzazione dell’alunno.

3. Intervenire sul singolo e sul gruppo:

– Offrire spazi individuali di ascolto e supporto per gli alunni in maggiore difficoltà.
– Riconoscere ogni alunno come portatore di un vissuto unico e non etichettato.
– Favorire un patto educativo con le famiglie.

Alla luce di quanto osservato, risulta evidente che nel gruppo classe siano state presenti gravi difficoltà relazionali e gestionali che si sono cronicizzate nei tre anni accademici a cui non sono state attuate efficaci azioni di contrasto.