Il disegno di legge Pillon

“Una Modesta Proposta”

di Marina Terlizzi 

Nel 1729 Jonathan Swift, – autore altrimenti noto per i Viaggi di Gulliver-pubblicò un piccolo saggio satirico e provocatorio dal titolo:”Una modesta proposta”. La provocazione dello scrittore diveniva chiara sin dall’inizio della lettura atteso che l’autore, viste le drammatiche condizioni di miseria in cui allora si viveva in Irlanda (a causa della cattiva amministrazione inglese), suggeriva una satirica soluzione per evitare che i figli degli irlandesi – poveri e bisognosi – fossero di peso ai genitori e al Paese. La soluzione proposta era che i cittadini irlandesi vendessero i loro figli ai ricchi perché li utilizzassero come cibo!

Il DDL (disegno di Legge) Pillon mi pare contenga una provocazione di carattere simile.
Ancora una volta, infatti, invece di guardare con serietà ai disagi delle famiglie, dei figli dei separati e della precarietà delle condizioni lavorative che mettono in ginocchio i padri e – ancor di più – le madri si formula una proposta di legge surreale che – nella disperata ipotesi in cui venga approvata – inciderà come una scure sulle famiglie italiane.
Spiego perché e traggo le indicazioni virgolettate direttamente dal DDL (Atti parlamentari – 6 – Senato della Repubblica – N. 735 XVIII LEGISLATURA – DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI – DOCUMENTI)


1: LA BIGENITORIALITA’ PERFETTA: OVVERO QUEL CHE NON FECE (neppure) SALOMONE


Figli contesi tra padre e madre?
Problema risolto. Invece di trovare un cammino di armonizzazione, una guida alla genitorialità idonea a tutelare i figli e ad aiutare i genitori a crescere, pur nella difficoltà del percorso di separazione, il DDL Pillon ha trovato un’idea tanto semplice quanto geniale: la bigenitorialità dei 12 giorni. Il figli, infatti, dovranno stare almeno 12 giorni da ciascun genitore.
La proposta struttura la bigenitorialità, dunque, obbligando ad una suddivisione dei giorni del mese senza alcun approfondimento o attenzione per l’età del bambino, per le condizioni e le esigenze di vita dello stesso, per i suoi desideri e per le abitudini di vita connaturate sino alla separazione. Ricordo, invero, che in molti casi nelle famiglie italiane il bambino è affidato alla cure prevalenti della madre anche perché accade, spesso, che il padre sia impegnato lavorativamente più ore al giorno e la madre diviene, dunque, almeno nei primi anni di vita, genitore di maggior riferimento del bambino. Non appare, in ogni caso, illogico, che i Tribunali – pur predisponendo un affido condiviso e nel rispetto della bigenitorialità – individuino un genitore collocatario, proprio alla luce delle esigenze di vita dei figli. Del resto, il collocamento altro non è che la residenza prevalente del bambino e detta modalità è stata creata dalla prassi, appunto, nell’ottica della maggior tutela del minore (e non certo per preferire aprioristicamente uno dei genitori). Difatti, proprio per preservare le abitudini di vita del figlio è disposta, anche, l’assegnazione dell’immobile al genitore che rimanga a vivere in prevalenza con questi. (Per l’assegnazione della casa familiare rileva esclusivamente l’interesse del figlio, non del genitore. Cassazione, sent. del 14 marzo 2017 n° 6550. Si veda poi: Art 337 sexies c.c. Il godimento della casa familiare è attribuito tenendo prioritariamente conto dell’interesse dei figli.).
Ebbene, tutto questo non esisterebbe più.
I figli, per volontà di legge, dovranno fare la perenne spola tra casa 1 e casa 2 senza avere una prevalenza abitativa.
Neppure Salomone, innanzi alla due donne che si contendevano il figlio, ebbe una idea così geniale: fate 12 giorni – almeno – ciascuna.


2: NIENTE PIU’ GENITORE COLLOCATARIO E “FINALMENTE” NIENTE PIÙ ASSEGNAZIONE DELLA CASA FAMILIARE


Riferisce la proposta di legge che: “non potendosi più identificare un genitore collocatario, ma dovendosi prendere atto che il bambino potrà finalmente fare conto su «due case»”, e dunque la casa familiare non sarà più assegnata ad alcuno dei coniugi.
Le sorprese non finiscono qui, perché spiega ancora il DDL: “Con riferimento al caso statisticamente più frequente di casa familiare co-intestata a entrambi i genitori, la proposta di modifica … prevede il diritto a un corrispettivo da parte del comproprietario che utilizza il bene in via esclusiva, nelle more della divisione”.
Quindi: a ciascuno il suo e nella fortunata ipotesi in cui moglie e marito abbiano acquistato in comproprietà chi rimane a vivere nell’immobile dovrà versare una sorta canone a chi se ne allontana. Nei casi, meno fortunati, in cui il coniuge economicamente debole non abbia lavorato – magari per seguire i figli – e non abbia neppure potuto acquistare un immobile dove vivere, questi non dovrà far altro che trovarsi un lavoro e un nuovo immobile nell’arco di qualche mese e se, per ipotesi, il coniuge, economicamente debole, abbia magari anche un’età elevata, raggiunta (perché no) dopo aver passato decenni nella cura della casa e della famiglia, beh, in bocca al lupo! Questa è la bigenitorialità perfetta.
Ma non è finita, perché chi non avrà la possibilità di ospitare il figlio in spazi adeguati potrà anche essere privato del diritto di tenere con sé il minore secondo tempi “paritetici”.
Si, si, proprio così.


3: NIENTE PIU’ MANTENIMENTO PER I FIGLI.


Si avrà il c.d. Mantenimento diretto. Leggiamo il DDL: “Nel piano genitoriale deve essere indicata anche la misura e la modalità con cui ciascuno dei genitori provvede al mantenimento diretto dei figli, sia per le spese ordinarie sia per quelle straordinarie, anche attribuendo a ciascuno specifici capitoli di spesa, in misura proporzionale al proprio reddito e ai tempi di permanenza presso ciascun genitore secondo le esigenze indicate nel piano genitoriale, considerando sempre le esigenze del minore, il tenore di vita goduto dal figlio in costanza di convivenza con entrambi i genitori, i tempi di permanenza presso ciascun genitore, le risorse economiche di entrambi i genitori e la valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti da ciascun genitore”.
Semplice no?
Esempio semiserio di fantasia:
Genitore a) Paga il nuoto.
Genitore b) Paga il karate.
Genitore A) Scorpora il conteggio delle ore che coprono alcuni pomeriggi in cui il bambino sta presso il genitore B) e moltiplica il tempo di permanenza che sta con il Genitore A) sottraendo la benzina che si impiega per il trasferimento del figlio da A) a B)
Genitore B) Addiziona al nuoto i pasti scolastici della retta della mensa la quale però dovrà essere scorporata dei giorni in cui il bambino, secondo il piano di rientro a scuola, mangia presso il genitore A)
Etc. etc. etc.
Semplice allora, no? Ma, niente paura, perché questo calcolo andrà inserito nel misterioso: “Piano Genitoriale”, strumento studiato appositamente per non far litigare i coniugi i quali, in ogni caso, avranno il sacrosanto … dovere di mediare.


4: VIETATO LITIGARE (PARTE PRIMA): ARRIVA L’OBBLIGO DI MEDIARE. (ALMENO SE SI HANNO I FIGLI MINORENNI)

La proposta di legge introduce, infatti, la mediazione obbligataria.
Ovvero: “I genitori di prole minorenne che vogliono separarsi devono a pena di improcedibilità iniziare un percorso di mediazione familiare” . A loro spese, ovviamente.
Quindi i coniugi che si vorranno separare, anche nei casi di violenza, dovranno ricorrere alla mediazione obbligatoria senza l’esperimento della quale il Giudice non potrà aprire il procedimento. (Con buona pace dell’art. 48 della Convenzione di Istanbul: “ Le parti devono adottare le necessarie misure legislative o di altro tipo per vietare il ricorso obbligatorio a procedimenti di soluzione alternativa delle controversie, incluse la mediazione e la conciliazione, in relazione a tutte le forme di violenza che rientrano nel campo di applicazione della presente Convenzione”.)

VIETATO LITIGARE. (PARTE SECONDA): CI AIUTERA’ IL PIANO GENITORIALE

Senza preoccuparsi delle enormi problematiche che si verranno a creare per le coppie ove vi sia una forte disuguaglianza economica tra i genitori, disattendendo apertamente ogni esame per le coppie ove uno dei coniugi sia vittima di violenza, senza guardare agli interessi del minore alla salvaguardia delle proprie abitudini di vita, senza interrogarsi circa la complessità del mantenimento diretto per capitoli di spesa la proposta di legge affida la pace dei coniugi al “Piano Genitoriale”
Ci rammenta infatti il DDL che:“L’istituto che meglio aiuterà i genitori a evitare contrasti strumentali e a concentrarsi sulla centralità dei figli sarà quello del piano genitoriale, …”. .
Dunque, in presenza di elevata conflittualità e di contese alle volte davvero strenue da comporre le coppie troveranno, certamente, il loro equilibrio dovendosi mettere a tavolino e dirimere e disciplinare, all’interno del piano genitoriale, tutti i problemi in ordine a:
“ 1) luoghi abitualmente frequentati dai figli; 2) scuola e percorso educativo del minore; 3) eventuali attività extrascolastiche, sportive, culturali e formative; 4) frequentazioni parentali e amicali del minore; 5) vacanze normalmente godute dal minore. Nel piano genitoriale deve essere indicata anche la misura e la modalità con cui cia-scuno dei genitori provvede al manteni-mento diretto dei figli, sia per le spese or-dinarie che per quelle straordinarie, attri-buendo a ciascuno specifici capitoli di spesa, in misura proporzionale al proprio reddito secondo quanto previsto nel piano genito-riale, considerando: 1) le attuali esigenze del figlio; le risorse economiche di entrambi i genitori; 3) la valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti da ciascun genitore”.
Come possa seriamente ritenersi (a meno di non voler veramente credere che l’intero disegno di legge sia una ironica provocazione) che l’obbligo – inserito a pena di nullità – di disciplinare una serie così minuziosa di variabili umane ed economiche, richiesto nel momento più acuto della crisi familiare sia strumento conciliativo è domanda che non trova risposta.

5: VIETATO LAMENTARSI: ACQUA IN BOCCA….BAMBINI, ATTENTI ALLE CRITICHE A MAMMA E PAPA’

Ricordo, ancora, che l’art. 17 introduce, una sconcertante presunzione legislativa di alienazione genitoriale prevedendo che il genitore sarà ritenuto responsabile “anche quando, pur in assenza di evidenti condotte di uno dei genitori, il figlio minore manifesti comunque rifiuto, alienazione o estraniazione con riguardo a uno di essi”. In questi casi, addirittura, sono previste per il genitore – ritenuto – alienante punizioni che possono arrivare fino all’interruzione del rapporto coni i figli.
Ancora tanto altro ci sarebbe da dire sulle illogicità e gravi illegittimità della proposta sulla quale torneremo a scrivere ed aggiornarvi.
Per il momento non mi resta che così, tristemente, concludere.
Cosa ne sarà del 45 % circa di donne senza lavoro ?
Cosa sarà di tutte quelle famiglie nelle quali la donna ha rinunciato a lavorare proprio per seguire i figli e che si ritrova (magari in età avanzata) a doversi separare?
Cosa sarà delle nuove famiglie che si stanno formando ora, innanzi a tali prospettive ?
Che ne sarà dei bambini girovaghi da un casa all’altra senza un punto di riferimento?
Quale donna avrà ancora il coraggio di scegliere di rimanere in famiglia anziché trovare un lavoro pur di tutelare la propria economia innanzi ad un destino matrimoniale che non può mai dirsi certo?
Quanto più soli saranno lasciati i figli sapendo che, in caso di crisi familiare, la donna non avrà nessun aiuto e, dunque, solo poche potranno permettersi la scelta di lavorare di meno per offrire maggiormente la loro presenza in famiglia?
Come saranno tutelati i coniugi economicamente deboli che, anche in casi di violenza, non avranno più la possibilità economica separarsi ?
Quanto elevata sarà la disparità che si creerà tra il coniuge economicamente più forte e il coniuge più debole? Ci sarà il papà con cui si potranno fare le vacanze e che regalerà il cellulare di ultima generazione inserendolo nei propri capitoli di spesa e le mamma con cui bisognerà stare a casa a guardare la televisione?
Come le divisioni per capitoli di spesa non si trasformeranno per le coppie ove c’è disparità economica in un arma di ricatto in mano al coniuge più forte ?
Questa specie di gabbia che intrappola figli, padri e madri in uno schema privo di ogni flessibilità e di adattamento al caso concreto lasciandoli alla mercé di tanto minuziose quanto cervellotiche soluzioni “burocratiche” non è certo giustizia ma un affronto alla dignità della famiglia (anche se disgregata) e uno schiaffo a tutti i suoi componenti, primi tra tutti i componenti maggiormente bisognosi di tutela .

Nel 1877 Tolstoj con Anna Karenina ci ricordava che: “Tutte le famiglie felici sono simili le une alle altre; ogni famiglia infelice è infelice a modo suo” beh ….non avevano il piano genitoriale!

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